Tra Barcellona e Milan c’è ancora un abisso

Dopo la partita di ritorno di Champions League tra Milan e Barcellona finita con il risultato di 3-2, stampa e programmi sportivi italiani hanno più volte sottolineato come il gap tra le due formazioni si sia ridotto. E’ indubbio che rispetto alla partita di andata stradominata dai blaugrana le cose siano andate meglio per gli uomini di Allegri nella gara disputata a San Siro. Ma da qui ad arrivare a sostenere che il Milan non è poi cos’ distante dal Barcellona ne passa di acqua sotto i ponti. Non si può arrivare ad un giudizio del genere dopo una sola gara in cui i giocatori rossoneri hanno dato l’anima (e infatti alla fine erano sfiniti) probabilmente perché spinti dal pubblico di casa e vogliosi di riscattarsi dalla prestazione incolore del Camp Nou.

Josep Guardiola

La prova che queste dichiarazioni sono quasi ridicole è arrivata ieri sera, nell’ultimo turno della fase a girone di Champions League. Il Milan impegnato a Praga contro il Viktoria Plzen ha fatto molto turnover, lasciando a riposo gente come Ibrahimovic e, almeno inizialmente, Thiago Silva. Questa la formazione: Amelia, Taiwo, Bonera, Mexes, De Sciglio, Emanuelson, Ambrosini, Nocerino, Seedorf, Pato, Robinho. Formazione del tutto inedita con un giovane classe ’92 in campo, ma di certo non mancava l’esperienza. Età media 27,5 anni. E per giunta l’avversario della serata era tutt’altro che irresistibile. Risultato? Un 2-0 rimontato negli ultimi quattro minuti della partita, dopo un’assedio finale che ha visto i cechi colpire anche un palo. Va bene che le motivazioni erano poche dato che i rossoneri erano già qualificati per gli ottavi, ma una squadra che inizia la stagione con l’obiettivo di vincere tutto deve avere una certa mentalità e non può permettersi di mollare in un modo del genere.

Il Barcellona di Pep Guardiola era invece impegnato in casa contro il Bate Borisov. Stessa situazione: catalani già qualificati e biellorussi già fuori dai giochi. Perciò anche l’allenatore blaugrana ha optato per un massiccio turn-over in vista del Clasico di sabato contro il Real Madrid. La formazione titolare ieri sera era questa: Pinto, Montoya, Bartra, Fontas, Maxwell, Jonathan Dos Santos, Roberto, Thiago Alcantara, Pedro, Cuenca, Rafinha. A parte Pinto, Maxwell e Pedro già volti noti e Thiago Alcantara, uno degli ultimi prodotti di grande qualità della Cantera che ha già esordito con la nazionale spagnola, gli altri sono praticamente sconosciuti. In più ieri erano quasi tutti esordienti in Champions League. La formazione titolare aveva un’età media di 22,7 anni. Risultato? Un 4-0 che lascia poco spazio a commenti. A segno oltre a Pedro con una doppietta, Roberto (19 anni) e Montoya (20 anni) Purtroppo non posso dare un giudizio troppo approfondito perché la partita non l’ho vista, però con un risultato così ampio si può facilmente intuire l’andamento del match.

Dopo queste considerazioni, si può davvero dire che il gap tra Milan e Barcellona si è ridotto? Una tale differenza di gioco e di mentalità vincente non si colma in due mesi, ma ci vogliono anni e soprattutto un progetto serio per farlo. I risultati importanti non arrivano solo comprando giocatori dal nome prestigioso solo perché in saldo. Ci vuole una strategia seria per costruire una squadra e un ambiente che trasmetta la giusta mentalità: quella che ti fa chiudere le partite quando sono ancora in bilico e che ti fa vincere anche quando non sarebbe necessario. I tifosi rossoneri meno critici possono smettere di illudersi. Resta ancora un abisso tra Milan e Barcellona.

 

Marco Rizza

Questo Milan è da Scudetto?

Dopo la partita di domenica sera contro la Juventus la risposta sembra piuttosto scontata ed è ovviamente negativa. La squadra messa in campo da Allegri a Torino ha mostrato grandi lacune dal punto di vista fisico dovute soprattutto alla presenza in campo di più giocatori ultratrentenni. È chiaro a ogni tifoso milanista che giocatori come Seedorf, Van Bommel, Nesta e Zambrotta non possono giocare ogni 3 giorni ma per via della lunga serie di infortuni Allegri è stato costretto a mandarli in campo più del previsto.

La domanda che viene da fare ad Allegri è perché non buttare nella mischia un giocatore nel pieno dell’età come Aquilani (27) fin dall’inizio? Magari nella posizione di trequartista spostando Boateng nei tre di centrocampo al posto di Seedorf (a corto di energie e più utile come jolly da buttare dentro nel finale) dando al centrocampo più corsa e più forza nel contrastare gli avversari.

Non si possono però non ritrovare nella prestazione di domenica le colpe di una società che ha fatto una campagna acquisti al risparmio e che doveva mettere in conto un elevato rischio di infortuni in una rosa molto vecchia.

La pausa però è giunta nel momento giusto, bisogna recuperare le forze e soprattutto alcuni infortunati come Mexes e Robinho in modo da dare più possibilità ad Allegri di ruotare.

Il Milan è stato sfortunato ad incontrare 4 delle prime 7 squadre dello scorso campionato in questo periodo ma ha ora un calendario più abbordabile comprese le partite in Champions League dove deve affrontare avversarie non irresistibili come Bate e Viktoria. L’obbiettivo è quello di fare più punti possibili in campionato e di aspettare gennaio per cercare di prendere qualche giocatore da Milan in modo da essere competitivi fino alla fine della stagione.

Ritornando al quesito iniziale, il Milan di oggi non è sicuramente da Scudetto ma con il ritorno di alcuni infortunati e l’acquisto di almeno 2 giocatori a gennaio può ritornare ad esserlo.

Alessandro Ignoto

Dinamo Zagabria, fabbrica di talenti (2)

Prosegue la presentazione dei migliori giovani della squadra campione di Croazia:

Šime Vrsaljko (5.500.000€; 19 anni): Vrsaljko è un giocatore molto duttile in grado di giocare come terzino destro (posizione naturale), sinistro e come esterno di centrocampo. Nato a Zadar (Zara), dove ha mosso anche i primi passi nel mondo del calcio, si è trasferito a 14 anni a Zagabria per entrare a far parte delle giovanili della Dinamo. Nel 2009, all’età di 17 anni è stato prestato alla Lokomotiva (società satellite della Dinamo) per fare esperienza nella prima divisione del campionato croato. L’esperienza è durata però solo sei mesi perché la Dinamo lo ha richiamato per impiegarlo subito come titolare e da allora non ha perso più il posto. Vanta una presenza nella nazionale croata nella partita contro la Repubblica Ceca del febbraio 2011. Šime è un terzino di spinta dotato di grande velocità, tecnica e ottimo cross, per le sue movenze ricorda il Bale degli inizi. I migliori club inglesi lo seguono già da tempo ma probabilmente quest’estate non lascerà la Croazia dato che la Dinamo vuole guadagnarsi un posto in Champions e non può permettersi di far partire i pezzi pregiati.

Mateo Kovačić(1.500.000€; 17 anni): Kovačić è un trequartista dalla tecnica sopraffina che alla giovane età di 17 anni vanta già più di 20 presenze tra campionato croato e coppe europee. La sua posizione naturale è quella dietro alle punte ma è in grado di ricoprire il ruolo di centrocampista centrale. Per la sua tecnica straordinaria Mateo viene paragonato in patria a Lionel Messi e su di lui ha già messo gli occhi Wenger ma la Dinamo non sembra intenzionata a cederlo dato che vuole costruire attorno a lui la squadra del futuro. Nella partita dello scorso week-end, dopo l’uscita per infortunio di Leandro Cufrè gli è stata affidata la fascia di capitano a soli 17 anni e 82 giorni diventando così il più giovane capitano della storia della Dinamo Zagabria.

Alessandro Ignoto

Fabio Cannavaro annuncia il suo ritiro

Esattamente cinque anni dopo la magica notte di Berlino, in cui alzò al cielo la Coppa del Mondo, Fabio Cannavaro 38 anni da compiere a giorni e attualmente in forza al Al Ahli, squadra di Duba annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. I continui acciacchi al ginocchio sinistro lo hanno portato a questa decisone, come ha comunicato nell’intervista in cui ha annunciato il suo addio. Ora per lui si prospetta una carriera da dirigente, probabilmente nella stessa società degli Emirati Arabi, anche se lo stesso Cannavaro ha ammesso l’esistenza di un contratto già firmato tempo fa con la Juventus per entrare nell’organigramma della società una volta finita la sua carriera da giocatore.

Una carriera iniziata nella sua Napoli, squadra con cui esordisce in serie A il 7 marzo 1993 a 19 anni proprio contro la Juventus. Con la maglia azzura gioca tre stagioni collezionando 58 presenze.

Nel 1995 la società partenopea, in difficoltà finanziarie, lo vende al Parma. Con gli emiliani disputa sette stagioni, vincendo due Coppe Italia (1999 e 2002), una Supercoppa Italiana (2000) e la Coppa Uefa (1999).

Passa all’Inter nel 2002 per 23 milioni di euro, dove però una lunga serie di infortuni fanno calare il suo rendimento rispetto gli anni precedenti e gli faranno vivere, come da lui dichiarato, gli anni più sofferti della sua carriera.

Dopo due stagioni in neroazzurro, viene ingaggiato dalla Juventus allenata da Fabio Capello, con cui vince i due scudetti nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 poi revocati per lo scandalo calciopoli.

Dopo il mondiale del 2006 e la sentenza per lo stesso scandalo che condannò la Juventus alla serie B, Cannavaro passò al Real Madrid per 7 milioni di euro. Con le merengues vince due campionati (2006-2007, 2007-2008).

Nel maggio del 2009 annuncia il suo ritorno alla Juventus a parametro zero, dove però non viene riaccolto bene dalla tifoseria che lo considera un traditore per aver abbandonato la squadra nel periodo nero post-calciopoli. Sono però anche le sue prestazioni deludenti a generare critiche nei sui confronti e che convincono la Juventus a non esercitare l’opzione di rinnovo per il secondo anno.

Così nell’estate del 2010 segue il richiamo dei petrol-dollari arabi e firma per due anni con l’Al Ahli. E il resto è storia recente.

Con la Nazionale Cannavaro detiene il record assoluto di presenze ovvero 136. Ha vinto due europei U-21 (1994 e 1996) entrambi con Cesare Maldini allaguida degli azzurrini. La prima convocazione in Nazionale maggiorela riceve nel 1996, ma il suo esordio avviene il 22 gennaio 1997 all’età di 23 anni nel secondo tempo della partita Italia-Irlanda del Nord (2-0). Da quel momento inizierà a giocare con continuità in maglia azzurra. Dal 2002, dopo l’abbandono di Paolo Maldini, diventa capitano. Con la Nazionale ha ottenuto un secondo posto al Europeo del 2000 in Francia, quando l’Italia fu sconfitta in finale al golden gol dai padroni di casa e ha vinto il Mondiale 2006disputato in Germania grazie alla vittoria degli Azzurri ai rigori proprio contro la Francia. Dà l’addio alla Nazionale dopo i disastrosi Mondiali del 2010 in Sud Africa giocando l’ultima partita contro la Slovacchia (persa 3-2) il 24 giugno

Grazie allo splendido Mondiale disputato e poi vinto, nel 2006 ha conquistato il Pallone d’Oro e il Fifa World Player. Inoltre come riconoscimento individuale ha ricevuto al termine del torneo in Germania il Pallone d’Argento Adidas, premio attribuito dalla FIFA al secondo miglior giocatore dei Mondiali

Fabio Cannavaro bacia la Coppa del Mondo

Cannavaro chiude una carriera fatta di tanti successi, ma anche di qualche ombra. Infatti nel suo ultimo anno alla Juventus risultò positivo ad un controllo antidoping per l’assunzione di un farmaco a base di cortisone che era stata giustificata come rimedio prevenire uno schock anafilattico dovuto alla puntura di una vespa. La vicenda si è chiusa in pochi giorni e in modo confuso, cosa che ha fatto scatenare polemiche e ha alimentato qualche sospetto sulla condotta del giocatore.

Tutti però preferiamo ricordarlo quella notte del 9 luglio 2006 quando alzò la Coppa del Mondo al cielo.

Marco Rizza

Dinamo Zagabria, fabbrica di talenti (1)

Un'immagine di Sammir mentre esulta dopo un gol

Nel XXI secolo la Dinamo Zagabria è la seconda squadra in Europa per numero di trofei vinti. Un grande contributo alla vittoria di questi trofei (tutti a livello nazionale) è stato dato dai giovani cresciuti nelle giovanili o portati a Zagabria in giovanissima età. La formazione croata ha sfornato negli ultimi anni giocatori del calibro di Luka ModrićNiko KranjčarEduardoVedran ĆorlukaDejan Lovren che militano oggi nei maggiori campionati europei.

Qui di seguito troverete una lista degli attuali talenti della formazione croata (accanto ad ogni giocatore tra parentesi si trova il valore di mercato secondo il sito transfermarkt.it e la loro età):

Sammir (6.000.000 €; 24 anni): il fantasista brasiliano, miglior giocatore della Dinamo in questa stagione, è arrivato a Zagabria nella sessione invernale del campionato 2006/2007  e da allora si è guadagnato subito un posto nella formazione titolare. Il suo rendimento è stato incostante per via della giovanissima età. Il trequartista ex Atlético Paranaense è infatti arrivato in Croazia all’età di 19 anni. La sua esplosione definitiva è arrivata quest’anno e la sua migliore prestazione è stata sicuramente quella contro il Villareal in Europa league dove grazie ad un suo gol e ad un assist ha portato la sua squadra alla vittoria per 2-0. In possesso del passaporto croato è in attesa della chiamata del CT croato Slaven Bilić nonostante abbia già qualche presenza nelle giovanili della formazione verdeoro. Il brasiliano è un giocatore dotato di velocità, dribling ed è un eccellente assist-man. Non se la cava male neanche come goleador, sono infatti 10 i suoi gol nel campionato croato.

Milan Badelj (5.000.000€; 22): Badelj è un centrocampista offensivo dotato di grande tecnica e visione di gioco. Il suo stile di gioco ricorda molto quello del suo connazionale Zvonimir Boban. Ha debuttato in prima squadra a 17 anni e dopo una stagione in prestito alla  Lokomotiva (filiale della Dinamo) e ritornato a casa e si è subito guadagnato un posto da titolare alla giovane età di 19 anni. L’esperienza acquisita in questi anni lo rende un giocatore già pronto per palcoscenici più importanti. Milan è in grado di ricoprire più ruoli a centrocampo: trequartista, centrocampista centrale ed esterno sinistro. Vanta 2 presenze con la nazionale croata e con un’offerta sui 8-10 milioni di euro quest’estate potrebbe lasciare la Croazia.

Alessandro Ignoto

La Triestina vince e riaccende la speranze salvezza

La Triestina rialza la testa e con una prestazione convincente, come non se ne vedevano da tempo probabilmente, sconfigge il Cittadella. Partita divertente e vivace al Rocco, tantissime occasioni da gol, soprattutto per i padroni di casa, per un punteggio finale di 3-2, dopo che gli uomini di Salvioni si erano portati già a metà primo tempo sul 3-0.

L’Unione parte in quarta e dopo essersi resa pericolosa in avanti in due occasioni passa in vantaggio al 10’: corner dalla sinistra di Testini che mette la palla sul secondo palo, dove Godeas salta più in alto di tutti e la mette dentro. Un minuto più tardi gli alabardati potrebbero raddoppiare, ma su un contro cross dalla destra di Bariti, oggi in grande spolvero, lo stesso attaccante goriziano non trova l’impatto con la palla perché Villanova esce e smanaccia in qualche modo. Al 14’ il Cittadella si affaccia per la prima volta in avanti sfiorando il pareggio con Gabbiadini che riceve palla nella metà sinistra dell’area e scarica un potente diagonale che Viotti, oggi schierato al posto dell’indisponibile Colombo, devia sopra la traversa con un grande intervento. Tuttavia, è la Triestina che domina nettamente il match e al 20’ si porta sul 2-0: altro angolo di capitan Testini dalla sinistra, la palla viene respinta fuori area dalla retroguardia padovana, dove però è appostato Bariti che con un destro di prima intenzione trafigge Villanova. Primo gol del giovane centrocampista in maglia alabardata. Al 24’ arriva il tris: Godeas, all’altezza del centrocampo, con una bella giocata innesca Bariti sulla corsia di destra che ha spazio per avanzare ed entrare in area, dove opta per il retropassaggio a Taddei che di destro insacca nonostante il tocco di Villanova. Il Cittadella però non ci sta e accorcia subito le distanze: punizione dalla destra per la testa di Gorini che indirizza la palla sul secondo palo, spiazzando Viotti. Al 36’ sono ancora gli ospiti a rendersi pericolosi con un altro calcio piazzato di Dalla Bona dalla sinistra che transita pericolosamente a due metri dalla porta terminando sul fondo dalla parte opposta. Al 40’ la Triestina si riaffaccia in avanti con un’altra azione ispirata da Bariti che effettua un bel cambio di gioco sulla sinistra per Testini, il quale punta Gasparetto, lo fa fuori rientrando sul destro e va alla conclusione con lo stesso piede, chiudendo però troppo l’angolo di tiro e spedendo la palla a lato. Al 43’ ancora Bariti semina il panico sulla destra, si accentra servendo Taddei che, a sua volta, allarga per Testini il quale converge verso la porta e calcia, ma il tiro viene respinto dall’estremo difensore ospite. Al 44’ è Taddei che produce l’ultimo sussulto del primo tempo con una conclusione dalla sinistra deviata da Gasparetto che finisce solo sull’esterno della rete.

Nella seconda frazione di gioco il Cittadella attacca fin da subito alla ricerca quanto meno del pareggio e al 5’ Job si rende pericoloso con un tiro all’interno dell’area sugli sviluppi di un calcio d’angolo, che viene respinto dalla retroguardia alabardata. All’8’ però gli ospiti accorciano nuovamente le distanze: Gabbiadini sulla sinistra conquista palla, si accentra leggermente e lascia partire un sinistro a giro che si insacca nel sette alla destra di Viotti. Veramente un gran bel gol. Il Cittadella si fa ancora più convinto di poter ribaltare il risultato, ma produce poco in avanti, al contrario della Triestina che crea azioni su azioni soprattutto in contropiede, ma non riesce a concretizzare e chiudere l’incontro. Al 12’ gli uomini di Foscarini rimango in dieci per l’espulsione di Gorini che già ammonito commette l’ennesimo fallo. Al 18’ Bariti viene servito in area da Godeas, tira, ma Villanova respinge ancora una volta. Al 19’ ancora Bariti pennella un cross dalla bandierina di destra per la testa di Testini, che schiaccia sul secondo palo, ma trova ancora il portiere padovano a negare la rete. Al 20’ Gasparetto rischia l’autogol anticipando in angolo l’uscita di Villanova su cross di Testini. Due minuti più tardi Bariti parte in contropiede velocissimo accentrandosi e, una volta al limite dell’area, tenta un pallonetto che sfiora la traversa. Il Cittadella nonostante l’inferiorità numerica inizia con il passare dei minuti a mettere in difficoltà la retroguardia triestina che, anzi, si mette in difficoltà da sola con disimpegni rischiosi e rinvii lenti. Anche Viotti ci mette del suo con un paio di uscite kamikaze, ma questa volta la fortuna è dalla parte dei difensori di Salvioni che riescono sempre a sbrogliare le situazioni pericolose. Al 41’ arriva l’ennesima occasione per chiudere il match: Godeas a centro area vede l’inserimento di Gerbo sulla destra che conclude addosso a Villanova. Al 44’ brividi per i tifosi triestini: Teoldi, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, riceve palla al limite dell’area e va alla conclusione, che finisce di un soffio a lato sulla sinistra. In pieno recupero ancora due occasioni per gli alabardati con Longoni che, subentrato a Taddei, servito in area una volta sfiora il palo e l’altra si fa ribattere il tiro.

Vittoria meritatissima per l’Unione, anche se sofferta un po’ troppo nel secondo tempo, nonostante la superiorità numerica. Pareggiare un incontro del genere, dominato sul piano del gioco, sarebbe stata una beffa enorme, soprattutto dopo tutte le palle gol create. E di beffe in questo campionato già se ne sono viste troppe. I tre punti conquistati permettono di agganciare il Portogruaro, sconfitto a Bergamo, a 40 punti. La zona play-out dista solo due lunghezze ora, mentre quella salvezza quattro. Torna la speranza.

(M. R)

Europa League: Benfica-Sporting Braga 2-1

Il primo derby portoghese nella storia delle coppe europee vede uscire vincente la squadra che i pronostici davano per favorita, ovvero il Benfica. Il Braga però tiene vive le speranze di arrivare in finale e nonostante alcune sbandare dei giocatori, dovute alla tensione per l’importanza del match, riesce a fare un gol che mette in discussione tutto.

I gol arrivano tutti nella ripresa. Passa in vantaggio il Benfica al 50′: Maxi Pereira se ne va sulla destra e mette al centro dove Cardozo schiaccia di testa colpendo il palo; sulla respinta si avventa Jardel che insacca. Il pareggio del Braga arriva tre minuti dopo, quasi per caso, dato che per tutto l’incontro la squadra è stata sulla difensiva: punizione dal limite dell’area sinistro di Viana che mette al centro dove Vandinho trova la deviazione vincente. Gioisce poco il Braga però perché al 59′ arriva il raddoppio dei padroni di casa: punizione dalla trequarti sinistra, Cardozo con il mancino trova la giusta combinazione tra potenza e precisione e la palla si insacca all’incrocio dei pali. Bellissimo gol. Tutto si deciderà nel match di ritorno.

(M. R.)

Europa League: Falcao (poker) affonda il sottomarino giallo

Doveva essere la semifinale più equilibrata, ma alla fine una squadra ha surclassato l’altra. Il Porto infatti sotterra con un pesante 5-1 casalingo il Villareal e prenota già l’aereo per Dublino. In realtà il primo tempo aveva mostrato l’equilibrio che tutti si aspettavano alla vigilia e addirittura gli spagnoli erano riusciti ad andare negli spogliatoi in vantaggio di un gol. Ma nella ripresa gli uomini di Villas-Boas hanno avuto un reazione spaventosa facendo sparire dal campo Giusseppe Rossi e compagni. Straordinario protagonista della serata l’attaccante colombiano Falcao, già oggetto del desiderio di molte big in Europa, che mette a segno quattro reti e mette un’ipoteca sul titolo di capocannoniere della competizione con 15 gol in 11 partite.

Fin dalle prime battute il match si presenta piacevole con veloci capovolgimenti di fronte. I primi ad affacciarsi in avanti dopo una manciata di secondi sono i padroni di casa, ma la prima vera palla gol è per il Villareal al 6′: Nilmar lanciato sulla destra da Cazorla se ne va in velocità, penetra in area e conclude sul primo palo, ma Hélton devia in calcio d’angolo. Gli spagnoli sono molti più intraprendenti e fanno girare meglio la palla, soprattutto con Borja Valero che al 28′ indovina un bel passaggio filtrante per Rossi che scatta sul filo del fuorigioco e entra in area, supera il portiere portoghese defilandosi sulla destra, ma sulla sua successiva conclusionea porta sguarnita interviene Rolando che libera in corner. Dalla bandierina va lo stesso attaccante italiano che serva Borja Valero al limite dell’area il calcia centrale, Hélton blocca sicuro. Due minuti più tardi è il Porto che va vicino al gol: Hulk riceve palla al limite dell’area spalle alla porta, si gira in una frazione di secondo e scarica un diagonale mancino che va a scheggiare il palo alla sinistra di Diego Lopez. Al 35′ ancora Villareal pericoloso in avanti: dalla sinistra crossa Català, NIlmar fa da torre dalla parte opposta per Rossi che a due passi dalla porta spedisce la palla alta sopra la traversa. I padroni di casa non riescono ad arrivare in area spagnola, così ci provano con numerosi tiri dalla distanza che non impensieriscono Diego Lopez. Al 45′ arriva il vantaggio degli ospiti: Borja Valero si detreggia bene fra più uomini a centrocampo e riesce a servire NIlmar che galoppa sulla destra e pochi metri prima della linea di fondo pennella un cross per la testa di Cani che indistrubato si inserisce all’altezza del primo palo e insacca. Gli uomini di Villas-Boas reagiscono subito e Hulk nell’unico minuto di recupero va vicino al pareggio con un’azione personale che lo vede entrare in area dalla sinistra e calciare sul primo palo; Diego Lopez respinge la palla che finisce prima sul palo e poi in calcio d’angolo.

L’unico lampo del Villareal nella ripresa lo si ha dopo due minuti dal ritorno in campo: bella verticalizzazione per Cazorla che entra in area dal lato sinistro e, invece di tentare la conclusione, cerca di servire il marcatissimo NIlmar fallendo una ghiotta possibilità per il raddoppio. 30″ dopo questa occasione comincia il monologo portoghese: Falcao viene lanciato in area spagnola, Diego Lopez in uscita lo stende ed è calcio di rigore. Giallo per l’estremo difensore. Dal dischetto va lo stesso attaccante colombiano che insacca senza problemi, palla all’incrocio sinistro, portiere a destra. Al 53′ i padroni di casa vanno vicino al raddoppio: punizione dalla destra dell’area di Moutinho che mette la palla sulla testa di Rodriguez che spedisce la palla alta di poco. Al 60′ altra occasione per i lusitani con Guarin che dal limite dell’area cerca di soprendere Diego Lopez con un pallonetto, ma la conclusione è troppo alta. È ancora Guarin protagonista un minuto dopo con il gol del 2-1: lancio sulla destra per l’esterno del Porto, che si invola in velocità verso il fondo, rientra sul sinistro e calcia: la prima conclusione viene deviata dal portiere spagnolo sul palo, ma poi Guarin è lesto a schiacciare di testa la palla in rete. L’autore del raddoppio è scatenato e al 63′ fugge ancora sulla destra per poi effettuare un cross basso per Falcao il quale scivolando sul terreno devia con un braccio la palla che finisce di poco a lato. La squadra di Garrido è in completa balia degli avversari e non riesce più a palleggiare a centrocampo come nel primo tempo. Al 67′ arriva il terzo gol: gli spagnoli completamente sbilanciati in avanti, perdono palla a metà campo e il Porto riparte in velocità con Hulk che ha un’autostrada sulla corsia di destra, entra in area, ubriaca Musacchio con un paio di finte, lo salta e serve Falcao che insacca in completa libertà. Il Villareal inserisce Matilla e Ruben per cercare di invertire l’inerzia dell’incontro ma non c’è storia e al 75′ il Porto fa poker: punizione di Guarin dalla destra, Falcao scatta sul filo del fuorigioco e con un meraviglioso volo ad angelo trafigge Diego Lopez con un colpo di testa ad incrociare. I padroni di casa non rallentano per un attimo dimostrando una grande condizione fisica. L’unico segnale di vita del Villareal arriva all’87′ con un tiro di Cazorla di sinistro che Hélton devia in calcio d’angolo. All’ultimo minuto arriva il quinto gol del Porto: calcio d’angolo dalla sinistra per la testa di Falcao che all’altezza del secondo palo, riesce ad effettuare un colpo di testa precisissimo che si va ad insaccare nell’angolino in basso dalla parte opposta. E per fortuna degli spagnoli, non c’è più tempo.

(M. R.)

Triestina, pari inutile

Dopo il poker insassato all’Azzuri d’Italia dall’Atalanta tutti si aspettavano probabilmente una reazione molto più convincente dalla Triestina. Purtroppo i limiti della squadra di Salvioni sono quelli che ormai vengono sottolineati dall’inizio della stagione. E lo 0-o di oggi contro il Livorno non fa altro che confermarli. In più, a rendere più difficoltosa la situazione dell’Unione, si sono aggiunti anche gli episodi di contestazione (o meglio vandalismo) dei giorni scorsi, uno su tutti l’incendio dell’auto di Cottafava da parte di alcuni tifosi in pieno centro a Trieste. Il clima quindi non era dei migliori, ma ciò nonostante, gli alabardati hanno cercato di fare la partita, riuscendoci  per molti tratti di gioco, complice anche un Livorno molto sottotono. Salvioni schiera Colombo fra i pali, Longhi, Cottafava, Malagò e D’Ambrosio in difesa, Testini, Filkor, Dettori e Antonelli a centrocampo, Godeas e Marchi in avanti. La Triestina prende fin da subito il controllo della situazione. Il motivo principale della partita è palla lunga sulla torre Godeas e apertura su una delle fasce. E’ soprattutto su quella destra, dove opera Antonelli, che si vedono le cose più interessanti. Al 10′ infatti su corner guadagnato e battuto dall’ala alabardata, Marchi tocca la palla di testa all’altezza del primo palo ma questa termina sul fondo dalla parte opposta. Due minuti più tardi Antonelli fugge sulla fascia di competenza, si accentra leggermente e lascia partire un tiro che finisce alto sopra la traversa, ignorando la sovrapposizione di Longhi. Al 21′ brutta tegola per Salvioni: proprio Antonelli è costretto ad uscire per un guaio muscolare, gli subentra Bariti. Pure il Livorno pochi minuti prima era stato costretto a sostituire Pieri sempre per problemi fisici con Miglionico. Al 27′ sussulto del Livorno che approfittando di un errore in fase di disimpegno della difesa albardata, si presenta con Tavano a tu per tu con Colombo il quale però riesce a deviare la conclusione sul fondo. Alla mezz’ora arriva l’occasione più ghiotta per l’Unione: buona percussione sulla sinistra da parte di Testini che si accentra e serve Dettori che da buona posizione calcia colpendo in pieno il palo. Al 32′ ammonizione per Filkor per un brutto fallo. Gli uomini di Salvioni si producono in altre sortite offensive ma l’inefficacia sotto porta e spesso i limiti tecnici dei giocatori rendono vani gli sforzi. Dall’altra parte un Livorno completamente evanescente si limita solo a difendere. Gli ingredienti per lo 0-0 quindi ci sono già tutti alla fine del primo tempo. Le cose non cambiano nella ripresa o forse cambiano in peggio. L’Unione infatti punge ancora meno in avanti anche se qualche azione e ripartenza imbastite discretamente portano spesso gli alabardati nei pressi dell’area labronica. Bariti, volenteroso sulla destra, riesce ad andare in velocità, ma non trova il coraggio di puntare l’uomo oppure, una volta saltato questo, non crossa sufficentemente bene per i compagni. Testini, si vede a sprazzi. Godeas lotta con il fisico commettendo troppi falli, Marchi corre tanto ma a vuoto. Dopo quindici minuti il Livorno sostituisce un acciaccato Tavano e inserisce Cellerino. Schiattarella cerca di beffare Colombo, troppo fuori dai pali, con una punizione dalla trequarti, ma l’estremo difensore alza sopra la traversa. Al 17′ D’Ambrosio viene ammonito per fallo. Poco dopo altre sostituzioni da una parte e dall’altra: per gli ospiti fuori Schiattarella, dentro D’Alessandro; per l’Unione Longoni subentra a Marchi. Lo stesso Longoni viene ammonito pochi minuti più tardi per un fallo commesso dopo aver perso la palla malamente. Al 23′ Testini cerca di impensierire De Lucia su punizione ma il suo tiro è troppo centrale. Verso la mezz’ora il Livorno reclama un rigore per una spinta di Cottafava ai danni di Dionisi, ma l’arbitro fa proseguire. Al 34′ proprio Dionisi ribadisce le proteste per l’episodio in area di rigore e queste gli costano il cartellino rosso. La Triestina potrebbe approfittare della superiorità numerica, ma la squadra sembra essere scarica. Addirittura è il Livorno che rischia di passare in vantaggio al36′ con un colpo di testa di Belingheri su punizione dalla sinistra, ma la palla finisce di poco sul fondo. Al 39′ Salvioni inserisce l’attaccante primavera Lionetti e toglie Testini. In pieno recupero ammonizione per il centrocampista livornese Luci per fallo. Il match finisce a porte inviolate e l’Unione anche oggi deve rammicarsi per non essere riuscita a vincere contro una squadra solo sulla carta superiore, che da quanto ha fatto vedere in campo non si direbbe che lotti per un posto nei play-off. Inoltre, viste le sconfitte di Portogruaro e Frosinone e il pareggio dell’Ascoli, i tre punti avrebbero di sicuro portato ottimismo in vista del decisivo scontro diretto di sabato prossimo contro i veneziani al Mecchia.

(M. R.)

Real con un piede in semifinale, sconfitto il Tottenham per 4-0

Grande prestazione del Real Madrid di José Mourinho che si sbarazza senza troppi problemi del Tottenham Hotspur con un netto 4-0 che lascia pochissime speranze agli inglesi. Uno dei protagonisti della serata è l’attaccante togolese Emmanuel Adebayor che segna una doppietta di testa (5′, 57′) e fa vedere all’allenatore della sua ex squadra, Roberto Mancini, di saperci ancora fare. Gli autori delle altre due reti sono Di Maria (72′), che con un magnifico sinistro a girare dal vertice destro dell’area centra l’incrocio dei pali, e Ronaldo (87′) che raccoglie un traversone di Kakà dalla sinistra e calcia al volo trafiggendo Gomes.

L’infortunio del nazionale inglese Lennon durante il riscaldamento lascia la formazione londinese senza una pedina fondamentale per il proprio gioco. L’ala destra degli Spurs è stata in grado di mettere in seria difficoltà tutta la retroguardia milanista nel match di San Siro contro il Milan e la sua assenza costringe Redknapp a dirottare Bale sulla destra, Modric sulla sinistra e a schierare James in mezzo al campo. Gli spagnoli invece recuperano Ronaldo mentre Higuain va in panchina.

Il Real a parte subito molto forte mettendo sotto pressione la difesa inglese con un tiro da fuori di Ronaldo e con una serpentina dell’argentino Di Maria che si guadagna il corner da cui arriva il vantaggio madrileno. Adebayor è bravo a saltare più in alto di tutti e ad incornare alle spalle di Gomes. Le cose si complicano ulteriormente per il Tottenham quando Crouch fa una grandissima stupidaggine guadagnandosi due cartellini giallo in pochi  minuti e lasciando la propria squadra in 10 dal 15′ del primo tempo. L’attaccante inglese entra infatti per due volte in scivolata su un difensore del Real commettendo due falli inutili. Tra gli uomini di Mourinho spicca Marcelo che riesce ad essere più volte pericoloso andando al cross dalla sinistra e a guadagnandosi molti corner. Gli inglese dall’altra parte si difendono bene durante tutta la prima frazione, anche se con un uomo in meno, riuscendo a far partire qualche contropiede pericoloso quando innescano Bale, che dopo l’espulsione del compagno è ritornato sulla fascia sinistra. Al 30′ il gallese si infila tra Ramos e Pepe andando a centrare l’esterno della rete e sfiorando così un clamoroso pareggio. Nel finale di primo tempo c’è un rigore netto negato al Real, Dawson infatti respinge un tiro dell’argentino Di Maria con le mani.

Nella seconda frazione di gioco la squadra di Mourinho si fa molto più concreta tenendo il pallone tra i piedi per quasi tutto il tempo e riuscendo a segnare tre gol che le consentono di affrontare il ritorno di Londra con molta tranquillità. Il raddoppio di Adebayor arriva di testa su assist dell’incontenibile Marcelo, mentre chiudono definitivamente i giochi Di Maria e Ronaldo. Dopo la sconfitta di sabato scorso contro lo Sporting Gijon il Real si rifa in pieno davanti al proprio pubblico che aspetta di vedere se in semifinale incontrerà gli acerrimi rivali del Barcellona.

A.I.

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.