Tra Barcellona e Milan c’è ancora un abisso
Dopo la partita di ritorno di Champions League tra Milan e Barcellona finita con il risultato di 3-2, stampa e programmi sportivi italiani hanno più volte sottolineato come il gap tra le due formazioni si sia ridotto. E’ indubbio che rispetto alla partita di andata stradominata dai blaugrana le cose siano andate meglio per gli uomini di Allegri nella gara disputata a San Siro. Ma da qui ad arrivare a sostenere che il Milan non è poi cos’ distante dal Barcellona ne passa di acqua sotto i ponti. Non si può arrivare ad un giudizio del genere dopo una sola gara in cui i giocatori rossoneri hanno dato l’anima (e infatti alla fine erano sfiniti) probabilmente perché spinti dal pubblico di casa e vogliosi di riscattarsi dalla prestazione incolore del Camp Nou.
La prova che queste dichiarazioni sono quasi ridicole è arrivata ieri sera, nell’ultimo turno della fase a girone di Champions League. Il Milan impegnato a Praga contro il Viktoria Plzen ha fatto molto turnover, lasciando a riposo gente come Ibrahimovic e, almeno inizialmente, Thiago Silva. Questa la formazione: Amelia, Taiwo, Bonera, Mexes, De Sciglio, Emanuelson, Ambrosini, Nocerino, Seedorf, Pato, Robinho. Formazione del tutto inedita con un giovane classe ’92 in campo, ma di certo non mancava l’esperienza. Età media 27,5 anni. E per giunta l’avversario della serata era tutt’altro che irresistibile. Risultato? Un 2-0 rimontato negli ultimi quattro minuti della partita, dopo un’assedio finale che ha visto i cechi colpire anche un palo. Va bene che le motivazioni erano poche dato che i rossoneri erano già qualificati per gli ottavi, ma una squadra che inizia la stagione con l’obiettivo di vincere tutto deve avere una certa mentalità e non può permettersi di mollare in un modo del genere.
Il Barcellona di Pep Guardiola era invece impegnato in casa contro il Bate Borisov. Stessa situazione: catalani già qualificati e biellorussi già fuori dai giochi. Perciò anche l’allenatore blaugrana ha optato per un massiccio turn-over in vista del Clasico di sabato contro il Real Madrid. La formazione titolare ieri sera era questa: Pinto, Montoya, Bartra, Fontas, Maxwell, Jonathan Dos Santos, Roberto, Thiago Alcantara, Pedro, Cuenca, Rafinha. A parte Pinto, Maxwell e Pedro già volti noti e Thiago Alcantara, uno degli ultimi prodotti di grande qualità della Cantera che ha già esordito con la nazionale spagnola, gli altri sono praticamente sconosciuti. In più ieri erano quasi tutti esordienti in Champions League. La formazione titolare aveva un’età media di 22,7 anni. Risultato? Un 4-0 che lascia poco spazio a commenti. A segno oltre a Pedro con una doppietta, Roberto (19 anni) e Montoya (20 anni) Purtroppo non posso dare un giudizio troppo approfondito perché la partita non l’ho vista, però con un risultato così ampio si può facilmente intuire l’andamento del match.
Dopo queste considerazioni, si può davvero dire che il gap tra Milan e Barcellona si è ridotto? Una tale differenza di gioco e di mentalità vincente non si colma in due mesi, ma ci vogliono anni e soprattutto un progetto serio per farlo. I risultati importanti non arrivano solo comprando giocatori dal nome prestigioso solo perché in saldo. Ci vuole una strategia seria per costruire una squadra e un ambiente che trasmetta la giusta mentalità: quella che ti fa chiudere le partite quando sono ancora in bilico e che ti fa vincere anche quando non sarebbe necessario. I tifosi rossoneri meno critici possono smettere di illudersi. Resta ancora un abisso tra Milan e Barcellona.
Marco Rizza



